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Falcon Magazine

Moda: risorsa per comunicare l’identità

Nella connessione tra identità e moda è importante il modo in cui esse si intrecciano, relazionandosi con il desiderio dell’individuo, che da una parte tende a distinguersi mentre dall’altra cerca di integrarsi in un gruppo sociale.
La storia dell’identità e della moda sono sempre andate di pari passo, infatti la differenziazione dell’abito definiva il ruolo dell’individuo all’interno della società. Gli abiti che vengono tramandati da una generazione all’altra, portano non solo a una trasmissione di modelli estetici e comportamentali ma anche di valori e conoscenze.
Nell’età postmoderna, la costruzione dell’identità è una progettazione del corpo, che con il passare del tempo diventa l’elemento centrale nel processo di formazione e nella comprensione della propria identità, diventando addirittura ‘oggetto’ privilegiato della moda.
Dunque, il rapporto tra moda ed identità, cambia negli anni, infatti la funzione principale dell’abito – ossia la necessità di coprire il corpo – passa in secondo piano, per appagare i bisogni dell’individuo.
Sin dal primo sguardo cerchiamo di definire una persona tramite il vestiario, che fornisce degli elementi per interpretare l’altro, così da avere accesso ai contenuti personali dell’io più interiore. Ogni individuo attribuisce dei significati alle proprie azioni e a quelle degli altri, cercando di comunicare trovando un equilibrio tra la sua interiorità, legata a ciò che ritiene reale e l’esteriorità legata alla rappresentazione.

L’abito è considerato come un mezzo attraverso il quale costruire la propria immagine e definire di conseguenza la sua interpretazione, poiché ogni individuo cerca un punto di equilibrio, stabilendo se mantenere la propria autenticità e quindi differenziarsi, o aderire alle aspettative degli altri, arrivando a omologarsi alle regole sociali.
Dato lo stretto legame tra identità e apparenza – che è il primo mezzo di comunicazione dell’identità -, diventa difficile stabilire una netta distinzione tra l’identità personale e quella sociale, legata all’appartenenza ad un gruppo e, di conseguenza l’abito diventa uno strumento di comunicazione linguistica non verbale, mediante il quale interagire con il mondo esterno.
L’individuo diventa l’artefice della propria identità, che non è più fissa e innata ma diventa manipolabile in relazione all’immagine che vuole fornire all’altro; dunque, egli diventa un attore, che sceglie il personaggio e il ruolo da interpretare, creando identità multiple. Ogni individuo si confronta con due identità opposte, ossia due immagini, dove una si lega all’identità personale – in riferimento all’interiorità – e ciò che lo rende unico -, e l’altra all’identità sociale – in riferimento all’esteriorità -, ossia il modo in cui vuole relazionarsi ed essere percepito dagli altri. Nel primo caso, cerca di distinguersi dagli altri, mantenendo i contenuti interiori inaccessibili, arrivando a costituire un’identità quasi irraggiungibile, mentre nel secondo caso tende a voler assomigliare agli altri, trovando dei punti in comune. Ma in entrambi i casi, l’abito diventa un mezzo per stabilire una posizione nella società, attraverso il quale l’individuo si presenta al mondo mostrando la propria identità corporea ed emotiva.

L’identità non è definita solo dall’abito che indossiamo, poiché è principalmente un insieme di fattori, che sono insiti in noi sin dalla nascita e successiva crescita, infatti sono legati alla famiglia e sono stati tramandati di generazione in generazione; mentre altri si sviluppando crescendo ed espandendo la cerchia sociale, dove l’individuo entra in contatto con nuove esperienze, che lo accrescono a livello identitario.
L’individuo cerca di mantenere l’identità più profonda e radicata in lui sin dall’infanzia ma allo stesso tempo percepisce che deve adattarsi alle esigenze della società, e di conseguenza la sua identità diventa più malleabile a seconda del contesto in cui si trova.
L’identità è composta da diversi elementi, a partire dalla famiglia e dal contesto in cui cresciamo, fino ad arrivare alla società e ai mass media che ogni giorno ci influenzano.
Possiamo considerarla come un insieme di gesti ed atteggiamenti che si legano al vestiario, e al modo in cui percepiamo noi stessi in un determinato tempo e spazio, e contemporaneamente anche il modo in cui vogliamo essere percepiti dagli altri.
Dunque, l’abito rappresenta uno strumento fondamentale per la nostra rappresentazione, come una seconda pelle di cui ci dobbiamo rivestire per apparire in pubblico, e diventa il mezzo grazie al quale entriamo in contatto con gli altri, cercando un equilibrio tra la necessità dell’integrazione e dell’assunzione di nuove abitudini sociali, in modo tale da tentare di mantenere stabile la nostra identità.

Nudi, non abbiamo più nulla da nascondere, non possiamo più nasconderci.
Così ci scegliamo dei vestiti, ci travestiamo, per darci un ruolo sociale.

Robert Altman

I graduated in Fashion Design, Styling and Communication at NABA, Milan. Since I was a child I loved to draw and customize the clothes of my dolls. In fact, through the study of the history of art and fashion, and of artistic subjects, such as drawing and design, I have developed my interest both in art and fashion. I am a creative, precise and determined person, I love to test myself, experiment new things and face new challenges.

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