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Falcon Magazine

Man Ray: la fotografia come arte

Ogni epoca è caratterizzata da artisti di spicco, figure poliedriche e allo stesso tempo emblematiche, che con la loro visione artistica si sono contraddistinte nel tempo.
È il caso di Man Ray, un artista eclettico e ironico, precursore del dadaismo e del surrealismo tanto che la sua fotografia viene considerata ancor oggi, come il punto di incontro tra i due stili.
Emmanuel Radnitzky, in arte Man Ray, è nato a Philadelphia, nel 1890, da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica. È noto soprattuto come fotografo per le sue sperimentazioni fotografiche ma è stato anche un pittore, grafico e regista. È cresciuto a New York, dove ha studiato architettura, rifiutando una borsa di studio per dedicarsi alla pittura.
Nel 1912, ha iniziato a firmare le sue opere con lo pseudonimo Man Ray, che significa ‘uomo raggio’.
Man Ray, acquista la sua prima macchina fotografica nel 1914, con l’intento iniziale di fotografare le sue opere d’arte, per poi fare della fotografia uno dei suoi strumenti principali di comunicazione. Nel 1915, il collezionista Walter Arensberg lo presenta a Marcel Duchamp, di cui diverrà grande amico, infatti i tre fondarono la Society of Independent Artists, eseguendo quadri, assemblaggi e sperimentando varie tecniche artistiche.
Nel 1921, si trasferisce a Parigi, entrando a far parte dei circoli parigini dada e surrealisti di artisti e scrittori, con l’obiettivo di sperimentare liberamente con diversi media, compresa la fotografia. Man Ray cerca di creare dei paradossi visivi, mettendo in discussione ciò che è d’uso comune. Una delle sue opere più famose è Cadeau – esposta presso la Librairie Six di P. Soupault – un ferro da stiro in ghisa a cui l’artista ha incollato 14 chiodi sul fondo, rendendolo inutilizzabile poiché lacererebbe ogni cosa. L’oggetto ha perso la sua funzione primaria per diventare altro, dunque lo spettatore non è più certo di ciò che vede, infatti l’artista modifica la funzione dell’oggetto – ossia qualcosa di concreto – creando un’alterazione attraverso la fotografia – che solitamente tende a riprodurre la realtà -, privilegiando un uso inedito del procedimento fotografico.

In questo periodo, Man Ray produce i suoi primi fotogrammi, inventando una tecnica – in realtà scoperta casualmente – che chiama ‘rayographs’, ovvero immagini fotografiche ottenute poggiando degli oggetti direttamente sulla carta sensibile.
Questo termine, si riferisce anche al disegno luminoso, e alla possibilità di esaltare il carattere paradossale e inquietante del quotidiano, infatti grazie a questa tecnica l’artista otteneva delle immagini deformate, che apparivano quasi in rilievo sul fondo nero. Le sue immagini spaziano da ritratti con soggetti come Lee Miller – che è stata la sua musa, amante ed assistente -, Meret Oppenheim, Marcel Duchamp vestito come il suo alter-ego femminile Rrose Sélavy, a fotogrammi a raggi x di oggetti quotidiani. Man Ray scoprì accidentalmente anche la tecnica della solarizzazione, ottenuta velando il negativo con un piccolo colpo di luce prima di terminare lo sviluppo.
Il colpo di luce della solarizzazione mette in evidenza i contorni sconfinando in un effetto grafico, ottenendo una combinazione fra disegno e fotografia. Parallelamente alla sua ricerca artistica, inizia a realizzare servizi fotografici per riviste di moda come VogueVanity Fair e Harper’s Bazaar, lavorando con alcuni dei più grandi couturier del primo Novecento, come Elsa Schiaparelli vicina all’arte surrealista, e Paul Poiret, grazie al quale le donne riuscirono a liberarsi dai corsetti e dai tessuti rigidi. Nelle foto di moda, Man Ray porta la sensibilità e l’originalità delle sue sperimentazioni artistiche, con un’estetica innovativa e avanguardista, fatta di inventiva tecnica e umorismo. Il successo parigino di Man Ray è dovuto alla sua abilità come fotografo, soprattuto ritrattista, infatti fotografò intellettuali, artisti e personaggi famosi, come James Joyce, Gertrude Stein, Peggy Guggenheim, Jean Cocteau e molti altri. Vanity Fair fu la prima rivista a pubblicare i suoi ritratti nel 1922, seguiti da lavori pubblicitari per Vogue Paris sino al 1928.

Successivamente, negli anni Trenta, Man Ray firma un contratto con Harper’s Bazaar, creando le immagini più iconiche dell’epoca, come quelle realizzate con gli abiti di Elsa Schiaparelli.
Secondo Ray, la moda è legata all’arte visiva, infatti nel suo percorso di ricerca, adotta anche nelle fotografie di moda il processo sperimentale della solarizzazione. Negli ultimi anni della sua vita, Man Ray fece spesso ritorno negli Stati Uniti, per un periodo insegna fotografia e pittura in un college, ed espone in varie mostre le sue fotografie, inoltre nel 1975 espone anche alla Biennale di Venezia.
Man Ray, è stato uno dei principali esponenti delle avanguardie artistiche, e ha cambiato radicalmente la visione della fotografia e dell’arte.
Ogni cosa da lui prodotta, si lega a una continua ricerca sperimentale, portando con sé sempre un po’ di ironia. Il suo obiettivo è privilegiare il processo e non l’oggetto in sé, dunque non il fatto ma il fare. È riuscito ad apportare innovazioni tecniche ed estetiche nell’arte figurativa, occupandosi di pittura, scultura, cinema e in particolare della fotografia, cercando di non uniformarsi mai ai mezzi espressivi tradizionali, per lasciare la sua impronta nel mondo.
La sua fotografia è sperimentale, disorientante, e fuori dagli schemi.
Man Ray ha saputo imporsi nella sua epoca, creando il suo stile e cercando di portare sempre qualcosa di nuovo, che si potesse contraddistinguere da qualsiasi altra forma d’arte. Ha saputo osare, andare oltre i canoni del tempo, portando l’individuo ha chiedersi cosa ci fosse di certo in ciò che in realtà conosceva sin dalla nascita.
Il suo obiettivo non è solo quello di creare qualcosa di innovativo ma anche di fare affiorare nella mente di ognuno di noi nuovi concetti ed elementi, in modo tale da guidarci verso una nuova visione dell’arte così come della vita quotidiana, arrivando a una profonda riflessione tra l’io e l’ambiente circostante, mettendo in discussione ciò che è tangibile dal resto.

Dipingo quello che non posso fotografare, fotografo quello che non voglio dipingere.

Man Ray

I graduated in Fashion Design, Styling and Communication at NABA, Milan. Since I was a child I loved to draw and customize the clothes of my dolls. In fact, through the study of the history of art and fashion, and of artistic subjects, such as drawing and design, I have developed my interest both in art and fashion. I am a creative, precise and determined person, I love to test myself, experiment new things and face new challenges.

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