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Falcon Magazine

La fragilità umana attraverso gli occhi di Francesca Woodman

La fragilità è una condizione umana che ha sempre fatto parte della vita di ogni individuo, essa non è considerata come un bell’oggetto da tenere in vista sopra ai mobili, ma al contrario è qualcosa che deve essere celato allo sguardo altrui.
Esistono degli aspetti che l’individuo tende a nascondere, in primis a se stesso, poiché sin da piccolo gli insegnano che occorre mascherare le proprie debolezze, e mostrarsi forte. L’essere fragile viene descritto con un’accezione negativa, in riferimento a qualcosa che si rompe, che è debole e inconsistente, legato sia alla fragile natura umana che semplicemente a un pensiero. In realtà, questo termine è associato a molteplici significati, che si riferiscono anche a una concezione positiva, ossia al suo essere delicato, vulnerabile e sensibile.
Dunque, si tratta di percepire sia una cosa che l’altra, ampliando un’unica visione a pensieri diversi che appartengono allo stesso individuo.
La consapevolezza della fragilità dell’esistenza umana, potrebbe portare ogni individuo ad approcciarsi all’altro secondo una prospettiva diversa, cercando di comprenderlo condividendo il suo stato d’animo.

Questo concetto, si lega alla poetica della fotografa Francesca Woodman, nata a Denver, in Colorado, nel 1958, una delle figure più emblematiche della fotografia americana.
Grazie ai genitori entrambi artisti, si avvicinò prestissimo alla fotografia, infatti molte delle suggestioni che si ritrovano nei suoi scatti derivano dai soggiorni in Toscana, dove ogni estate, i genitori portavano lei e il fratello maggiore, anche lui artista.
Scattò il suo primo autoritratto “Self-portrait at 13, Antella, Italy” nel 1972, a soli tredici anni, con uno scatto in bianco e nero, dove metà scena è occupata dal filo che collega la macchina al pulsante dell’autoscatto, mostrando la correlazione tra il corpo e lo spazio circostante, grazie ai giochi di prospettive.
Nel Novecento la pratica dell’autoscatto, ossia quello che oggi definiamo “selfie”, dall’inglese “self-portrait”, diventò centrale nella poetica di molti artisti e fotografi, tra cui negli anni Trenta, Claude Cahun e Duane Michals e altri artisti che utilizzavano il proprio corpo come spazio investigativo delle proprie fotografie.

Francesca Woodman, indagava i temi legati all’adolescenza, come la questione dell’identità e dell’immagine del proprio corpo, così come la sessualità e l’isolamento.
La sua ricerca è quasi un tentativo di autoanalisi, dove il corpo ne diventa l’elemento centrale, e attraverso l’autoritratto si confronta quotidianamente con la realtà, comunicando un contrasto tra il proprio corpo e l’ambiente circostante. Francesca cerca di indagare e ampliare la visione di se stessa per conoscere il mondo, nonostante si sottragga da quest’ultimo, di conseguenza qualsiasi presenza entra in conflitto con il campo esistenziale dell’io.
Il corpo, spesso è privato dell’abito, ed è nascosto dietro a mobili e oggetti, dunque l’autrice si mette a nudo, in un contrasto tra la presenza ed assenza del corpo, dove una parte di lei rimane sempre nascosta all’altro, come se volesse tenerla solo per sé.
Grazie alle ambientazioni, tra interni abbandonati, muri scrostati e l’utilizzo degli specchi e vetri, la fotografa evoca stati d’animo surrealisti e a volte anche claustrofobici, e crea delle immagini che sembrano collocarsi tra passato e presente, conferendo allo scatto un senso di sospensione.

Francesca studiava a lungo prima di scattare, infatti dietro ad ogni fotografia c’erano schizzi e appunti, per fissare ogni dettaglio.
Le sue fotografie, sono caratterizzate da un forte senso di estraniamento, reso tale grazie anche alla lunga esposizione della macchina fotografica, che ne cattura i gesti, i movimenti, creando un’atmosfera quasi patinata, in completa fusione con l’ambiente.
Purtroppo a causa di una forte depressione, dovuta alla difficoltà di affermarsi e ad una relazione finita male, si suicidò a soli ventidue anni. Nonostante ciò, durante la sua breve vita, realizzò 10.000 negativi anche se oggi ne risultano pubblicati poco più di un centinaio.
Francesca Woodman, mostra la fragilità dell’essere umano, in modo semplice e diretto, ponendo in discussione se stessa, privandosi degli abiti per trovare delle risposte sulla propria identità, mai in posa, ma sempre in movimento, ponendo al centro di ogni scatto il corpo, che diventa un involucro – che a volte risulta troppo pesante – lasciando trapelare un senso di malinconia ma allo stesso tempo di vitalità.

Attraverso le sue fotografie, esplora il rapporto di pieni e vuoti nello spazio, così come la relazione tra il corpo e l’ambiente, creando una forte suggestione data dalla sfocatura, che le consente di nascondere la propria identità allo spettatore e allo stesso tempo rimanda alle incertezze e alle paure, ma anche alla consapevolezza di sé, dichiarando che ogni individuo, deve mostrare la propria fragilità, poiché essa è la parte più vera ed intima, che viene nascosta nella parte più profonda del nostro essere.
La Woodman, attraverso i suoi scatti, mostra la forte relazione tra corpo, oggetti e ambiente, e ricrea una sorta di iconografia dell’inconscio, dove ogni posa ed ogni gesto rappresentano un piccolo tassello del suo io più interiore, con le sue insicurezze, paure e fragilità, mostrando che è importante condividere le esperienze e le emozioni che contraddistinguono un individuo dall’altro, rendendolo unico ma allo stesso tempo parte di una realtà condivisa.
Dunque, essere consapevole dei propri limiti, rende l’individuo capace di riconoscere la propria ricchezza, vedendo sé stesso nell’altro, identificando la propria forza e allo stesso tempo la propria fragilità.

Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.

Francesca Woodman

I graduated in Fashion Design, Styling and Communication at NABA, Milan. Since I was a child I loved to draw and customize the clothes of my dolls. In fact, through the study of the history of art and fashion, and of artistic subjects, such as drawing and design, I have developed my interest both in art and fashion. I am a creative, precise and determined person, I love to test myself, experiment new things and face new challenges.

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