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Falcon Magazine

Il linguaggio visuale di Michal Pudelka

Michal Pudelka è nato nel 1990, a Bratislava, in Slovacchia. Sin da quando era un bambino, sognava di diventare un fashion designer, infatti ha studiato moda alla Parson Paris – senza finire gli studi -, durante quel periodo decise di comprare una macchina fotografica per documentare lo sviluppo dei suoi progetti, realizzando di non voler diventare un designer ma un fotografo di moda. Dunque, la fotografia è entrata a far parte della sua vita quasi casualmente, ha iniziato a scattare autoritratti e foto agli amici, realizzando anche collage e video, capendo che poteva vedere un’altra dimensione attraverso l’obiettivo e che questo mezzo gli permetteva di esprimersi e mantenere viva la sua passione per la moda.
I social media sono stati molti utili per lo sviluppo della sua carriera, perché grazie a Tumblr e Flickr ha avuto le prime opportunità professionali, ed è proprio attraverso essi che è stato notato dalla sua agente Katy Barker.
Nel 2011 ha fondato Anonym Magazine, che combina immagini di arte e moda, in cui risaltano le sue fotografie e le illustrazioni. L’idea di Pudelka, era di realizzare anche il formato cartaceo – dato che il magazine era presente solo online – ma le pubblicazioni durarono solo per un breve periodo. Successivamente si è trasferito a Londra, dove vive attualmente, e grazie alla sua agente la sua carriera ha preso il volo, e oltre a realizzare una campagna per Valentino, ha iniziato a scattare editoriali per magazine come Vogue Italia, Another Magazine, Heroine e Número.
Oggi, collabora ancora con questi magazine e tanti altri come Vogue Czechoslovakia, Vogue China, Vogue Japan, Lampoon Magazine e ha realizzato anche la cover per Time Magazine uscita a dicembre 2017 e uno short film per Bulgari.
Inoltre, ha collaborato con Vogue Hong Kong per la realizzazione di due cover e dell’editoriale usciti ad ottobre 2020, in cui vediamo protagonista Chiara Ferragni, presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.

Le sue ispirazioni vengono dalla vita di tutti i giorni e dai suoi sentimenti personali, ma anche dal cinema, dal cambiamento della società durante il ventesimo secolo, oltre che dalle problematiche socio-politiche che però erano più predominanti quando viveva in Slovacchia.
Le sue radici hanno sicuramente influenzato il suo lavoro, un’ambiente culturale dalla mentalità ristretta, l’architettura e l’arte comuniste con i loro colori, materiali e trame, rappresentano ancor oggi, una delle sue più grandi ispirazioni.
Anche la sua formazione come fashion designer ha contribuito molto, poiché secondo Pudelka, è essenziale capire il capo che stai fotografando, per esprimere sentimenti personali e profondi ed ottenere una buona fotografia. Tra l’altro, quando era agli esordi, disegnava e realizzava assieme alla sua amica Katarina Gyu, gli abiti che utilizzava per i suoi scatti, perché pensava che le sue visioni fossero troppo forti per scattare i vestiti provenienti dai negozi. Oltre a fotografie di moda, realizza anche autoritratti, o foto che documentano la sua vita personale ma sempre con propositi artistici, a differenza che viene coinvolta la nudità.
Solitamente, l’ispirazione viene all’improvviso, mentre guarda una serie tv o semplicemente mentre è in bagno, infatti porta sempre con sé il suo album da disegno, per poter imprimere sulla carta un’idea, un’immagine, un gesto, come se nella sua mente stesse scattando con una polaroid. Per ogni scatto pensa ad ogni singolo dettaglio, infatti lo schizzo è molto importante, per questo disegna sempre tutte le immagini che ha intenzione di scattare, questo procedimento gli permette di ottenere un ottimo risultato finale, rendendo la fase dello sviluppo reale più semplice, e leggibile anche agli altri.

Pudelka cerca sempre di creare una storia con una continuità temporale, ma costruisce le singole immagini in modo tale che anche nel caso che siano decontestualizzate, si capisca in ognuna di esse l’intera narrazione che c’è dietro.
Nonostante sia molto giovane, utilizza le Canon, sia vecchie macchine anni Settanta che le loro versioni contemporanee ma sempre analogiche, solo 35 mm. Inoltre, adora le fotocamere monouso che utilizza per il processo di preparazione agli shooting.
Secondo Pudelka, non c’è niente di meglio della sensazione granulosa di una fotografia, con pochi fotogrammi disponibili devi pensare più a lungo prima di rilasciare l’otturatore.
Per quanto riguarda l’editing, scannerizza le pellicole e con il provino in mano analizza ogni singola immagine, tenendo un taccuino dove annota i numeri delle sue fotografie preferite, finché non sceglie le migliori per la stampa. Crea immagini che racchiudono sempre un pizzico di ironia – lo stesso Pudelka afferma che ama cercare l’umorismo in situazioni insolite – ma in realtà si concentra su tematiche profonde, di forte ispirazione sociale e politica.
L’uso del colore, è molto importante perché rappresenta l’ironia della fotografia, che in realtà cela e filtra la negatività che gli sta attorno. Alcuni dei suoi scatti, sono ambientati all’interno degli ospedali, in cui la madre lavorava essendo un medico, da sempre luoghi per lui affascinanti e confortevoli, infatti da piccolo vi trascorreva molto tempo. Uno dei temi ricorrenti è quello del doppio e della ripetizione, dove ritrae figure femminili che si assomigliano, indossano gli stessi abiti e ripetono gli stessi gesti, proponendo una riflessione sulla tendenza a volere essere simile all’altro, perdendo la propria identità solo per essere parte di un gruppo, dunque sviluppa anche il concetto di omologazione, molto attuale nella società odierna.

Ritroviamo queste riflessioni in molti dei suoi editoriali, come in quello scattato per Another Magazine, in cui sono presenti delle giovani donne con abiti simili nella forma e nel colore, così come nell’aspetto fisico, ’legate’ tra loro tramite i lunghi capelli biondi, dove non affiora nessuna identità in modo evidente, ognuna rappresenta una sorta di prolungamento dell’altra, nessuna agisce senza il gruppo, in cui non è presente una distinzione evidente poiché ogni ragazza è influenzata dal comportamento della compagna.
Nel mondo dei giovani, la moda sembra essere utilizzata come simbolo di appartenenza al gruppo, il vestiario costituisce una pratica sociale rilevante nel manifestare l’aderenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro, quindi rappresenta un mezzo sia di inclusione che di esclusione. L’adolescente, ancora più di qualsiasi altro individuo, necessita di sicurezze e dunque conformarsi ad un gruppo, porta al desiderio di possedere determinati capi di abbigliamento, grazie ai quali tende a ridurre in parte l’insicurezza ed essere accettato. Michal Pudelka, è più di un fotografo di moda, possiamo considerarlo come un’artista visuale, che non si accontenta mai, e ha sempre tantissime idee provenienti dai sentimenti e dalle emozioni che prova dentro di lui, e che trasforma in qualcosa di reale, poiché è in grado di tradurle in fotografie.
I suoi scatti fanno riflettere lo spettatore, che osservando ogni storia cerca di capirne il significato, arrivando a pensare a cosa si nasconde dietro ogni posa ed ogni sguardo, dunque Pudelka fornisce un nuovo linguaggio grazie al quale l’individuo si affida all’immagine, che diventa il mezzo funzionale per fornire non solo un’interpretazione della realtà ma anche dell’identità, che rappresenta la parte più segreta di sé.

Quanto più capisci te stesso, tanto più capirai il mondo.

Paulo Coelho

I graduated in Fashion Design, Styling and Communication at NABA, Milan. Since I was a child I loved to draw and customize the clothes of my dolls. In fact, through the study of the history of art and fashion, and of artistic subjects, such as drawing and design, I have developed my interest both in art and fashion. I am a creative, precise and determined person, I love to test myself, experiment new things and face new challenges.

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