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Blu Valentino e l’uomo nuovo

La dolcezza malinconica del blu cielo alla sfilata di Parigi

Nel sontuoso scenario del Monnaie de Paris, celebre per essere stato il luogo in cui si è battuta la prima moneta della Révolution, si è svolta oggi un’altra rivoluzione: la sfilata Valentino Uomo autunno inverno 2024-25 ideata da Pierpaolo Piccioli, dal titolo romantico Le Ciel 20.24. L’iconica maison italiana ha dato vita all’interno del palazzo a una presentazione che va oltre la moda, esplorando il linguaggio del colore e ridefinendo il concetto di mascolinità attraverso il Bleu de Ciel.

Courtesy of Valentino

Blu, come Révolution

In una Francia dove il colore blu è intrinsecamente legato alla Rivoluzione Francese che ha spazzato via l’Ancien Régime, Valentino ha mostrato una nuova concezione dell’uomo che si allontana completamente dall’immaginario tradizionale, puntando su un Pantone dall’impatto visivo potente, che ha illuminato la passerella come una lanterna di Diogene, guidando la ricerca estetica e interiore del couturier.

La nuance è diventata un mezzo attraverso il quale Piccioli ha voluto comunicare al subconscio, cercando di abbattere le sovrastrutture culturali che hanno a lungo definito l’idea platonica di uomo. Questo colore, che per secoli è stato il paradigma archetipo della mascolinità, viene riconfigurato per rappresentare l‘uomo moderno, lontano dagli stereotipi culturali dominanti. Piccioli ha indicato la strada verso un concetto di uomo che ricerca la dolcezza, la delicatezza, la malinconia e la grazia, trovando la forza nella vulnerabilità.

Le silhouette indossate dai modelli, che fluiscono sulla scacchiera bianca e nera del pavimento che contrasta con la luce dell’oro dei soffitti e delle pareti dell’aula magna del palazzo, sono caratterizzate da tagli morbidi, ricami e decorazioni che non sono solo modifiche delle superfici dei capi, ma anche di un’identità. La tecnica dell’altorilievo di Valentino è impiegata in modo innovativo, aprendo feritoie nei capi che rompono e sovvertono i canoni della mascolinità stereotipata.

Blue de Ciel, come Kandinskij

E osservando questo spettacolo non può che ritornarmi in mente il quadro straordinario Bleu de Ciel di Vasilij Kandinskij, conservato al Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi. Fu realizzato nel 1940, in un momento molto difficile della vita del pittore russo: accusato di bolscevismo durante la dittatura, fu costretto ad abbandonare la Germania, dove insegnava, e trasferirsi in Francia nel tentativo di evitare la persecuzione nazista.

Quell’azzurro che si espande per tutta la tela rappresenta il cielo e la vocazione dell’uomo all’infinito, mentre piccole amebe colorate galleggiano nell’aria in un’esplosione di creatività e libertà, rappresentando quella forza che nasce dall’essere fragili. 

Pierpaolo Piccioli in questa sfilata dipinge l’uomo nella sua malinconica vulnerabilità, dolcezza, come un eroe moderno del dubbio e del desiderio del cielo mentre si è sprofondati in un abisso d’ombra, perché la speranza è la luce, la rivoluzione, la libertà aldilà degli stereotipi in una continua ricerca individuale della propria identità, della propria bellezza umana. 

Arianna Galli (Brescia, 29 marzo 2002) è una scrittrice, poetessa, critica letteraria, pittrice, giornalista di moda e traduttrice italiana con origini francesi, autrice dei libri "Non c'erano fiori"(2022, Giuliano Ladolfi Editore) e "Il Deserto di Milano" (2023, Edizioni Ensemble). Ha vinto vari premi letterari nazionali e le sue composizioni sono comparse sui più importanti giornali e riviste letterarie italiane – sulle versioni cartacee dei giornali La Repubblica, Corriere della Sera, Il Giornale di Brescia e sulle testate online Interno Poesia, Alma Poesia, Poesia del nostro tempo, Rivista '900 letterario e Atelier Poesia – e straniere in francese (Revue Incertain Regard), portoghese (Eufeme magazine) e spagnolo (Revista Kametsa). Collabora come critica letteraria a Satisfiction con la sua rubrica "Poesia per respirare la vita".

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